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Arte Design About
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Nato a Parigi nel 1947, Jacques Toussaint studia all’Institut des Études Economiques et Commerciales e successivamente all’École Nationale Supérieure des Beaux-Arts de Paris nell’atelier del pittore Roger Chapelain-Midy. In questo periodo il panorama artistico della capitale francese è dominato dalla seconda École de Paris: i modelli ai quali Toussaint si orienta sono Jean René Bazaine e Alfred Manessier, ma, successivamente influenzato da stimoli esterni e da sensazioni personali, oltre che dall’opera di Raoul Ubac, Mario Prassinos e poi di François Morellet, finisce per affidare alla geometria un ruolo importante nella sua ricerca, assumendola come base del suo linguaggio pur trattando le sue applicazioni in maniera intuitiva.
Dopo le prime mostre in Francia, nel 1971 Toussaint si trasferisce in Italia dove, mentre partecipa a numerose esposizioni, inizia ad interessarsi anche al design del mobile e in questo campo per diversi anni accompagnerà come consulente alcune importanti società di produzione di arredi come Bernini, Interflex e Matteo Grassi. Per quest’ultima sviluppa una linea di prodotti e svolge funzione di art-director. Alla fine del 1985 crea il marchio Atelier quale sintesi delle sue precedenti esperienze, con il fine di produrre progetti affidati a designer emergenti, fra i quali Hanspeter Weidmann, Wolfgang Laubersheimer, Hannes Wettstein, o affermati come Toshiyuki Kita, Ross Littell, Renata Bonfanti, Ole Mathiesen e Verner Panton. Con Atelier si dedica inoltre alla riedizione di progetti firmati da maestri di livello internazionale, da Alvar Aalto, Alfred Roth, Werner Max Moser, Hans Georg Bellmann a Giuseppe Terragni.
A partire dal 1993 collabora alla definizione di una nuova collezione di oggetti in carta riciclata per la Arbos di Solagna.
Durante questi anni si susseguono le mostre, personali e collettive, in gallerie importanti come Arte Centro e Vismara Arte Contemporanea a Milano, Fioretto a Padova, Arte Duchamp a Cagliari, e all’estero, presso la biennale Bio di Lubljana, e presso le gallerie Quincampoix e Re/Neotù di Parigi (con la quale parteciperà alla FIAC nel 2004).
Nello stesso periodo è invitato in più occasioni ad esporre presso il Museo Casabianca di Malo (Vicenza), istituzione che illustra attraverso la presentazione di una ricca collezione di opere grafiche, le varie tappe dell’arte contemporanea internazionale dal 1960 ai nostri giorni.
Nel 1997 in occasione della mostra presso la galleria Spaziotemporaneo di Milano Toussaint espone per la prima volta delle opere contenenti delle luci al neon di colore blu. I tubi fluorescenti blu diventano con il passare degli anni un segno distintivo dell’opera dell’artista francese. Nello stesso anno partecipa al concorso e quindi alla mostra “Libero blu”, in occasione del quarantesimo anniversario della galleria Blu di Milano.
Sempre nel 1997 crea Glass Works, un insieme di opere dalle superfici riflettenti nate da una ricerca sul trattamento del vetro, che diventa un materiale onnipresente nella sua opera. A partire dal 2000, Toussaint si dedica alla creazione di installazioni in-situ rendendo centrale, nello sviluppo della sua poetica, la relazione con lo spazio espositivo. Queste installazioni a carattere immersivo, oltre che a sottrarre l’attenzione dello spettatore alla quotidianità dei suoi pensieri, puntano a procurare una forma di spaesamento ipnotico. L’esordio di questa nuovo percorso di ricerca avviene nella mostra “Tra sogno e realtà” curata da Magdalena Godlewska-Siwerska presso la Galleria Arsenal di Bialystok in Polonia (2001), alla quale seguono interventi presso la Fondazione Cocchi nelle Torri dell’Acqua di Budrio (“Art-Works“, 2011) e nella chiesa sconsacrata di San Francesco a Pordenone (“In Itinere”, 2012).
A partire dal 2012 l’implementazione del video viene ad estendere il suo linguaggio espressivo, arricchendo il vasto vocabolario di materiali classici (come carta, tela, vetro, metallo) e di tecniche (come argentatura di superficie in vetro, serigrafia su tela di lino, taglio laser su carta e impiallacciatura) utilizzati nel corso della sua carriera. Questa scelta traduce la volontà di rendere più modulabili e dinamici i suoi interventi.
Nel 2014, su invito dell’Institut Français presso il Palazzo delle Stelline presenta la mostra “...Que du bleu!...” che integra diversi media e il video “Graphic Motion”.
Seguono le installazioni nella cripta e cappella del complesso di Santa Corona a Vicenza, opera di Andrea Palladio, (2016) e la mostra “In Itinere” presentata prima presso lo Spazio Antonio Ratti nella ex Chiesa di San Francesco a Como (2016) e successivamente, in occasione di Arte Fiera, presso le Torri dell’acqua di Budrio, la Basilica dei Santi Vitali e Agricola a Bologna e l’oratorio di San Francesco a Crespellano (2017).
Toussaint partecipa nel frattempo a numerose mostre collettive in Italia e all’estero, fra cui spicca “...nel Blu dipinto di Blu... da Yves Klein, la magia di un colore nell’Arte Contemporanea” al MACA-Museo d’arte contemporanea di Acri a cura di Francesco Poli. Il 2017 segna un momento di riflessione che porta alla realizzazione di una esposizione personale presso lo Studio d’arte Valmore di Vicenza e la preparazione di una monografia che ripercorre le tappe della sua ricerca artistica iniziata negli anni sessanta.
Dopo gli interventi artistici in edifici religiosi dalla storia antica, nel 2019 indirizza la sua attenzione verso le qualità intrinseche dell’architettura moderna, scegliendo per il primo intervento, con un’installazione composta di video e di luci, la chiesa di Santa Maria Assunta di Riola di Vergato, frutto di una lunga progettazione dell’architetto finlandese Alvar Aalto (1898-1976).
Il lungo lavoro di analisi e rivisitazione di 50 anni di attività che ha preceduto la pubblicazione della monografia “Jacques Toussaint. Arte 1967/2017”, ha rinnovato il suo modo di fare ricerca, che trova nell’opera “Galassia CAMeC/JT-840 x 675 h500 SP” presentata al CAMeC di La Spezia (2020) una originale interpretazione.
Opere di Toussaint fanno parte delle collezioni permanenti del Denver Art Museum (USA), della Die Neue Sammlung di Monaco di Baviera (D), del Kunstgewerbemuseum di Berlino (D), del Muzeum Narodowe w Poznaniu di Poznan (PL) e della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Forti di Verona.